Manhattan: Recensione di Nicoletta Pavan

Manhattan, 60x60, luglio 2015, acrilico su tela, collezione UrbanaManhattan – 60×60, giugno 2015

“Era troppo per crederla vera; così complicata, sconfinata, insondabile.
E così bella, vista da lontano.”
(Jack Kerouac)

Immensa cattedrale di torri e pinnacoli di ferro e pietra, tempio alla modernità eretto con instancabile frenesia da una civiltà che cresce, che aspira al cielo, a risalire la vetta del mondo.
Manhattan è il brulicare della vita. Caos bellissimo.
Babele del presente, simbolo dell’ambizione e del progresso dell’Uomo, moderno Icaro che non si ferma al solcare il cielo, ma vuole abitarlo, prenderne possesso.
Stratificazioni di esistenze che si sfiorano.
Potenza e decadenza.
Horror vacui.
Moltitudine di solitudini, cuore pulsante nelle cui arterie perdersi per rinascere.
Città che brucia nelle albe e nei tramonti:
natura e artificio si fondono nel vetro e nell’acciaio dei grattacieli, che riflettono e vivono dei bagliori del sole, della sua luce.

Luce: Recensione di Sara Cifarelli

_MG_9186Luce – 40X30 ottobre 2014
Luci elettriche si confondono nel buio della notte.
Nate da sorgenti urbane si rivelano, lontane dal silenzio vegetale.
Portavoci del caos quotidiano custodiscono vite presenti che si incontrano all’ombra della città.
Macchie della tecnologia umana si diffondono sferzando l’aria e superando la velocità del suono.
Un pallido ricordo racchiuso nella filosofia futurista. Macchine che corrono attraverso la lunghezza della tela per oltrepassare i limiti della superficie. Un quadro astratto che racchiude luci fendenti e rumori assordanti: ritratto della vita umana così caotica e priva di qualsiasi elemento naturale.
Semplicemente noi.

Tulipani: Recensione di Sara Cifarelli

_MG_9183Tulipani – 40×30, marzo 2015
Alti tulipani emergono protagonisti occupando tutta la superficie del quadro.
Simili a fiamme, sfoggiano petali rivolti verso l’alto grazie agli insoliti colpi di pennello.
Si elevano sui loro steli dominando il paesaggio.
Non c’è traccia di presenza umana che possa coglierli sottraendoli alla terra.
E non c’è spazio per nessun altro fiore, di colore o forma diversa.
Tutto ciò che resta è un incontro visivo tra l’occhio di colui che osserva da fuori e un luogo che non lascia posto ad altri dettagli. Cielo e terra non sono contemplati.
Simbolo dell’amore, il tulipano primeggia assieme alla rosa nel linguaggio dei fiori, carattere dolcemente espresso dai fili rossi.
Petali che brillano sotto una luce solare.

Ombra: Recensione di Nicoletta Pavan

Ombra - 100x70  - gennaio 2012Ombra – 100×70, gennaio 2012
Che mai farebbe il tuo bene se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra se vi scomparissero le ombre?
(Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita)

Ombra mi ha colpito nel profondo dalla prima volta che l’ho vista: campeggiava su una parete un po’ nascosta, con la poca luce di un pomeriggio nuvoloso di novembre che entrava timidamente dalla finestra della stanza…l’intera tela ne risultava lievemente oscurata, ma pure si avvertiva la presenza forte, inquietante dell’ombra, di una vividezza che inizialmente appariva minacciosa: come una gigantesca nube scura, una notte blu carica di cupa energia, vorticosamente scuoteva un mare schiumoso, mosso, in burrasca, e un cielo livido già attraversato dal temporale.

Eppure, una volta ‘svegliati’ da questa sensazione, da questo agitato sogno ad occhi aperti, lo sguardo viene immediatamente catturato dai mille zampilli, dai tocchi di luce che salgono dal mare e scendono dal cielo: piccole ma luminose fiammelle, frammenti di sole, scintille di un giallo prezioso. Oro.

E di colpo l’Ombra non fa più paura: esiste perché esiste la luce – così come il giorno ha bisogno della notte – per un naturale equilibrio degli elementi, perché senza di essa non vi sarebbe armonia.
E al secondo sguardo se ne apprezza solo la grande bellezza.